2011


Il presepe 2011 intende illustrare due Misteri: quello dell’Incarnazione e quello della Nascita.

Ē collocato nella riproduzione di uno scorcio della Chiesa parrocchiale perché gli avvenimenti rappresentati, pur avvenuti in un momento storico preciso, non sono la semplice memoria di un evento del passato, ma un fatto che riguarda ogni uomo, qui, oggi. Un fatto che ci è stato tramandato dalla Chiesa (riprodotta come edificio, ma con l’intento di indicare la sequenza di testimoni che fanno parte del Corpo mistico di Cristo).

L’apertura è avvenuta in due momenti in coincidenza con le celebrazioni liturgiche: la Domenica dell’Incarnazione (domenica che precede il Natale) e il Natale.

In alto, la scritta: “Et verbum caro factum est” (Gv 1,14) introduce il tema del presepe.

Il mistero dell’Incarnazione è stato illustrato con l’icona dell’Annunciazione, che trascrive attraverso l’immagine “il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura umana per realizzare in essa la nostra salvezza”[1]. Questo è il vero momento in cui il Figlio di Dio è entrato nella storia (la nascita ne è una conseguenza) e che fonda la nostra fede.

“La fede nella reale Incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana”[2]; infatti, mentre tutte le religioni esprimono il tentativo dell’uomo di entrare in rapporto con il Mistero, noi cristiani crediamo che il Mistero stesso si è messo in rapporto con ogni persona intervenendo nella storia con l’incarnazione di suo Figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

La storia della salvezza, per il cristiano. inizia proprio da qui: “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea”[3] e si svolge nella storia fino al Giudizio Finale.

 

Un celebre esempio dello svolgimento in immagini della storia della salvezza si trova a Padova nella Cappella degli Scrovegni. Il ciclo di affreschi,  osservato per l’insegnamento che contiene (e non solo sotto il profilo artistico) illustra proprio la storia della salvezza che ha avuto inizio con Dio Padre (dipinto su tavola) che affida all’arcangelo Gabriele la missione dell’Annuncio a Maria[4] e termina sulla parete opposta con il Giudizio Finale.

 

 

 

 

L’icona dell’Annunciazione

L’icona è disposta su due tavole. Ecco i particolari dei soggetti raffigurati.

Dio

  • Nella parte alta di entrambe le tavole è dipinta una porzione di cerchio[5] (la restante parte è “Altro”, fuori dal campo visivo dell’icona). Vi ricorre il numero 3: tre stelle, nove raggi (tre per tre),  tre sfumature di colore, tre raggi diretti verso il capo della Vergine. 
  • Questo è un modo per indicare la presenza di Dio (la Santa Trinità) rispettando il sempre attuale

L’arcangelo Gabriele

  • Il bastone impugnato con la mano sinistra indica l’ufficio di “messaggero”[6] (“Gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio”[7])
  • Le estremità del nastro che contorna il capo, visibili all’altezza delle orecchie, sono simbolo dell’ascolto della volontà di Dio
  • Il gesto di benedizione all’uso dei bizantini (anulare e pollice congiunti, le altre dita distese) accompagna le parole di saluto a Maria “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.
  • La fascia che cinge le vesti ai lombi è segno della continenza e purità angelica.
  • I piedi dell’angelo richiamano il passo di Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi” (Is 52,7).
  • Le vesti mosse e l’ala sinistra dispiegata ci dicono che l’angelo è appena giunto dal cielo.
  • Al colore verde del manto è associato il significato della speranza di una nuova era per l’umanità grazie dell’Incarnazione.
  • La veste è ricoperta di riflessi d’oro nel modo che si usa fare sulla veste di Cristo risorto.
  • Lo sguardo è rivolto verso la Vergine perché il messaggio di Dio è per lei.
  • La scritta indica il nome dell’Arcangelo Gabriele in lingua greca

 La Vergine Maria

  • La vergine è in piedi perché “turbata” dalle parole dell’angelo.
  • Il vestito verde-blu, colore della terra, indica l’appartenenza alla natura umana.
  • Il manto rosso-porpora (colore distintivo del potere imperiale e della divinità) la riveste perché su di lei “stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”.
  • Le tre stelle sul manto sono segno della verginità di Maria prima, durante e dopo il parto.[8]
  • La posizione del capo della Vergine indica l’assenso alla volontà divina: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
  • Dalla spoletta sospesa sul fondo dorato si dipana un filo rosso (colore della vita) che entra nella mano destra della Vergine, viene accolto nell’ansa formata dal braccio e termina in tessuto ripiegato nella mano sinistra, all’altezza del ventre. La tradizione vuole che Maria al momento dell’annunciazione stesse tessendo il velo del tempio. Significa per simboli che in questo momento Maria inizia a tessere la vita terrena di Cristo nel proprio grembo così come inizia a tessere il velo del Tempio, quello stesso velo che “si squarciò in due da cima a fondo” (Mt 27,51) nel momento in cui la vita terrena di Gesù avrà termine.
  • Lo sguardo della Vergine è rivolto verso di noi (come in molte icone della Madre di Dio), a significare che l’avvenimento è per noi, per la nostra salvezza.
  • La scritta ΜΡ ΘΥ significa Madre di Dio abbreviato in lingua greca

[1] Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) n. 461

[2] CCC n. 463

[3] “Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,  a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.  A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre  e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.  Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”.  Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:  nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.” (Lc 1, 26-38)

[4]parte alta centrale della navata, parete Est, arco trionfale che introduce al presbiterio. Sotto questa scena vi è l’Annunciazione.

[5] Il cerchio è la forma perfetta che si ritrova negli astri e nelle stelle. La forma allude alle realtà celesti, a-temporali. E’ la forma usata per il nimbo (o “gloria”), ad indicare la collocazione del soggetto nella realtà a-temporale, celeste. Le forme quadrate – e, per estensione, quelle rettangolari – alludono invece alle realtà terrene, materiali. Esse collocano l’avvenimento nella storia e nel tempo; nell’Annunciazione sono presenti alla base delle figure proprio con questa funzione.

[6] Angelo deriva dal greco “anghelos”, che significa “messaggero”

[7] CCC n. 329

[8] Le stelle venivano cucite sull’abito di nozze delle principesse siriache.